SICURI DI ESSER SICURI?
Tra uno sgombero e una ronda, arriva l’ennesima intesa tra soggetti istituzionali per ‘riflettere’ sulla sicurezza
La sicurezza, questa ‘conosciuta’. Ormai in Italia, e a Milano ancora di più, non si parla d’altro.
Tutto ciò che in città non funziona è un’occasione mai sprecata per parlare della sicurezza: ormai è un refrain talmente inoculato nella nostra quotidianità che quasi non ci si fa più caso. Sta lì, tra l’articolo sul “premier ferroviere” e un servizio sul Grande Fratello.
Ormai è come la rubrica dell’oroscopo: alla prima o all’ultima pagina, ma si può star sicuri che c’è in tutti i giornali. Peccato che se ne parli quasi sempre a sproposito, quasi sempre come parte costituente di un binomio inscindibile con immigrazione: e via giù di dati su quanti sono, chi sono, da dove vengono, in che zone vivono, quante imprese hanno aperto, eccetera eccetera. Loro, the others.
Ignorando il fatto che la ‘sicurezza’ è un concetto un po’ più ampio che tocca altre tematiche della vita sociale, come ha sottolineato nell’ultima riunione a tema don Davanzo: “Sicurezza fa rima con questione abitativa, presidio del territorio, processi di inclusione, non con inasprimento delle sanzioni” ( ascolta l'intervista).
L’occasione è di qualche giorno fa, quando Cisl, Acli, Caritas e Casa della Carità hanno presentato un documento in accordo col Comune di Milano nell’intento di “proporre una riflessione nel nostro territorio urbano e metropolitano sui cambiamenti urbanistici, sociali, del mercato del lavoro, del presidio territoriale degli addetti alla sicurezza, del tasso di integrazione, per individuare delle linee di intervento che rispondano all’obiettivo di maggior sicurezza delle persone”.
A dire la verità non è la prima volta che i soggetti che operano sul territorio in ambito sociale fanno accordi programmatici o appelli congiunti affinché la problematica venga trattata col dovuto rispetto e la giusta proporzione. Era lo scorso giugno quando Don Colmegna, presente anche in questa occasione, lamentava il fatto che il tema sicurezza venisse utilizzato “come grimaldello simbolico per recuperare consensi”: a distanza di quasi un anno la situazione sembra inalterata.
Uno sgombero qui (l’ultimo quello del cavalcavia Bacula), una ronda là, ma la presunta emergenza continua a sussistere, e forse il problema di fondo è legato agli strumenti della sicurezza: quali sono e quali dovrebbero essere?
Forse bisogna affrontare le questioni di una città come Milano, al centro di un’area urbana con 7 milioni di abitanti, coniugando i diversi attori e settori in una logica interdisciplinare dove rientrano il mondo del lavoro, quello della scuola, quello della casa e via dicendo, e la ragione del documento presentato dalle associazioni è innanzitutto quella di costruire una strategia alternativa sotto la regia della pubblica amministrazione.
Quella stessa pubblica amministrazione che sembra però mettere in atto solo un inasprimento delle sanzioni che ha come conseguenza di generare altra insicurezza. Da qui un ‘richiamo’ che viene dal terzo settore diretto laddove le istituzioni sono manchevoli.
“Il livello legislativo non risponde alla complessità che invece il tema presenta sul territorio” ha detto il Segretario generale della Cisl di Milano Fulvio Giacomassi ( ascolta l’audio).
Dunque, affrontare le questioni secondo linee d’azione che contemplino la politica urbanistica e abitativa, quella sull’immigrazione e quella sul welfare. L’Assessore alle politiche sociali Mariolina Moioli parla di “programmare insieme e di cambiamento culturale rispetto al passato, nel rispetto dei ruoli e delle idee” ( ascolta intervista). C’è da chiedersi come e quanto un documento programmatico come quello presentato possa avere risvolti concreti nella politica di un’amministrazione che sembra sorda ai richiami della città e delle sue trasformazioni in atto, troppo presa a fare proclami e accumulare titoli da prima pagina che tutto hanno tranne il sapore di progetti concreti e lungimiranti.
Antiniska Pozzi |